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"don Tommaso Leccisotti"

 Don Tommaso Leccisotti


Biografia

Al primogenito, nel battesimo conferitegli in casa, fu dato, come primo nome quello di DOMENICO, il medesimo del padrino, zio del padre e capo della famiglia; era anche quello del nonno materno, mentre quello del nonno paterno, Vincenzo, era stato preso dal cugino nato alcuni mesi prima. I primi anni dell'infanzia li trascorse in casa della nonna materna, curato dalla balia della madre. Angela Urbano. Verso i sei anni ritornò a casa e superò una grave infezione tifoidea. Con il cugino, Vincenzo, ed il fratello Corrado, frequentò le classi elementari tenute privatamente dai fratelli Rotelli; suo primo maestro Nicola e, poi, anche la sorella Margherita. Per la quinta elementare passò alla scuola pubblica, ove pera era insegnante il padre dei predetti Conseguita la licenza elementare, passò a Roma nell'istituto Massimo, ove entrò la sera del 31 ottobre 1905. Promosso senza esami alla fine dell'anno scolastico, ritornò a casa; ma il 26 agosto venne la morte il fratello Corrado. Per non risvegliare tristi ricordi, fu avviato a Montecassìno, ove giunse la sera del 30 settembre 1906, e l'indomani iniziò gli esami di ammissione alla seconda ginnasiale.

    Nel luglio 1909 conseguì la licenza ginnasiale nel ginnasio G. Carducci di Cassini, nel luglio del 1913 quella liceale presso il Liceo Tulliano di Arpino. Ma già dall'inizio del settembre 1912 era passato nell'alunnato monastico riaperto da qualche mese. Ed ivi rimase ancora per frequentare, in attesa che si riaprisse il noviziato, chiuso da anni, corsi di filosofia, storia ecclesiastica, nonché latino e greco con gli alunni del collegio.

Passato al noviziato il 13 settembre 1914, iniziò l'anno di prova il 14 ottobre. Ma il 23 maggio 1915 dove interromperlo per la mobilitazione generale. Come iscritto all'università di Roma, nella facoltà di lettere, fu ammesso ai corsi speciali della Scuola Militare di Modena uscendone sottotenente con decreto del 1° novembre. Andato al fronte, fu assegnato al 4° Fanteria. Ed ebbe così inizio la lunga serie delle vicende militari. Nel 1916 però ottenne licenza di un anno, per infermità. Potè così riprendere il noviziato interrotto e, con dispensa pontificia, emettere professione semplice il 5 giugno 1917.

   Finita poi la guerra, come gli altri ufficiali studenti, passò presso la sua sede universitaria, Roma, per frequentarvi i corsi speciali per essi istituiti. Sostenne quasi tutti gli esami, ma non volte approfittare della facoltà di dare la tesi di laurea oralmente. Congedato nel novembre 1919, dopo un periodo passato in famiglia e compiuti i prescritti esercizi spirituali, la sera dell'8 dicembre passò al collegio S. Anselmo, ove nel 1924 conseguì la laurea in teologia. Intanto, emessa la professione solenne il 13 ottobre 1921, ancora con dispensa pontificia, fu, nella, basilica Lateranense, ordinato suddiacono nelle «tempera» di inverno dal viceregente mons. Giuseppe Palica, e, in quelle del 1922 di primavera, diacono dal cardinale Basilio Pompili. Il sacerdozio però gli fu conferito a Montecassino il 10 agosto 1922, dal vescovo di Sessa Aurunca mons. Fortunato de Santa; la prima Messa seguì il giorno 13. Il 10 febbraio del 1923, ancora a S. Anselmo, fu colpito da forte forma di sciatica. Perciò, nelle vacanze, venne inviato in Svizzera, a Disentis, ove erano rinomate terme. Ebbe così inizio la lunga serie di infermità e di cure che lo accompagnarono per tutto il resto della vita.

Addetto per vari anni. durante le vacanze, alla cura dei giovani che frequentavano gli esercizi spirituali, il 28 giugno 1925 conseguì la laurea in lettere, trattando delle opere del cassinese Erasmo, quale contributo alla storia dell'Aristotelismo nell'Italia meridionale, avendo a relatore Giovanni Gentile, cui erano uniti Vincenzo Federici e Filippo Ermini. Tesine di laurea: Sul cardinale Pietro dì Capua (prof. Rosi, in sostituzione " di Pietro Fedele, allora ministro) e Sulla morte di Giuliano l'apostata (prof. Cantarella).

A Montecassino ebbe l'ufficio di bibliotecario e si curò di eseguire anzitutto una pulizia radicale e completare il catalogo a schede che già esisteva. Fu incaricato anche dell'insegnamento del greco nella terza ginnasiale del seminario. Ma il 30 settembre 1925 passò in noviziato in aiuto del maestro don Marino Donaggio. Ebbe la dirczione delle scuole del seminario e vi insegnò storia, patrologia, liturgia. Nel 1926, ritiratesi per malattia il maestro, rimase solo alla cura del numeroso gruppo di postulanti e chierici, fino al gennaio 1931. Nel marzo 1932, recatesi a Roma per incontrarsi col prof. Grabmann di Monaco e trattare della edizione delle opere di Erasmo, fu colpito da un violento attacco di appendicite con peritonite. Operato di urgenza la sera del 29 marzo, rimase alcuni giorni fra vita e morte. Nel novembre del medesimo anno colse l'invito del cardinale Schuster che già altre due volte, senza che egli ne sapesse nulla, ne aveva fatto richiesta invano all'abate Diamare. Dopo Natale partì, ma si fermò alcuni giorni a Roma, anche per assistere don Marino Donaggio che nella clinica delle Elisabettine all'Olmata era in fin di vita. Giunto a Milano il 3 gennaio 1933, si occupò subito del riordinamento dell'archivio della Curia arcivescovile in condizioni di abbandono, nonché di quello della Mensa che costituì del tutto. Ebbe molto a soffrire per il clima, sìne die dove sostenere anche una operazione al naso. Nell'inverno ritornò a Montecassino. Riprese il lavoro nella primavera, ma essendo stato preposto all'archivio della Curia, oramai quasi del tutto a posto, mons. Giuseppe Galli, egli ebbe l'incarico di curare le carte personali dell'arcivescovo. Nel settembre 1934 lasciò definitivamente Milano, con rincrescimento del Cardinale, ma il clima non era, per lui malaticcio, il più adatto. A Montecassino fu incaricato della scuola di storia e di cultura militare nelle classi liceali del collegio, fino al 1943, quando cominciarono le traversie della seconda guerra mondiale, raccontate in parte negli Echi di Montecassino. Rimase tredici anni a Roma, occupandosi degli interessi del monastero e dando poi vita alla rivista Benedicano.Ritornò a Montecassino definitivamente nel settembre 1956 per ricostituire ex integro l'archivio. E da allora in esso si svolse la sua vita. L'elenco delle pubblicazioni è in Benedictina, a. 1974, fino però a quell'anno: dopo se ne sono aggiunte parecchie altre, sì da superare il numero di trecento e di quattrocento per le recensioni. Cavaliere di Vittorio Veneto, è stato nominato anche commendatore al merito della Repubblica per la sua attività culturale. Membro delle Società di Storia patria Romana e Pugliese; accademico Pontaniano, della Medieval Academy of America, della Spoletina e di Paestum. del centro di Studi Muratoriani.

 

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